Un post sui post..i

Sono le 13.18, è sabato, seduta sul mio divano con la finestra aperta e una tazza di caffè penso a che cosa potrei scrivere. Perché ci sono quei giorni nei quali ho voglia di scrivere, ma i pensieri sembrano solo “intrecciati” tra di loro e abbastanza confusi.

Stamattina sono uscita in bicicletta,mio recente acquisto qui a Milano e di cui vado particolarmente fiera..mi ha completamente svoltato la vita, quando esco in bici soprattutto la sera con la musica nelle orecchie entro nel mio mondo e non so perché tutto ciò che ho intorno mi sembra migliore, più affascinante, la sera, appunto, ancora di più (e il non essere stata investita o non aver travolto persone è gia una conquista miracolosa). L’aria non è calda come i giorni scorsi ma c’è il sole e ho deciso di andare a prendere il caffè all’arco della pace, uno dei miei posti preferiti qui. É uno dei miei preferiti perché, sembra ironico, ma in questo caso giuro non lo è, mette veramente pace..i rumori sembrano ovattati, le persone sembrano tutte camminare tranquille, intervallate da altre che, avendo tutta la mia stima, corrono, probabilmente cominciando o finendo il proprio giro in parco Sempione.

Mi sono seduta nel mio solito bar, uno dei tanti che circoscrivono lo spiazzo che contorna l’arco, amo sedermi li e osservare le persone. La mia attenzione viene sempre catalizzata dalle famiglie, gli schiamazzi dei bambini il sabato mattina hanno qualcosa di infinitamente romantico.. ho pensato a quando ero bambina io e mi sono compiaciuta per aver avuto la fortuna di passare i miei week end primaverili in spiaggia..cercare le conchiglie in riva al mare era uno tra i miei passatempi preferiti. Sale un po’ di malinconia di casa e della mia riviera Romagnola.

Mentre mi sto perdendo tra i miei pensieri ricordando la mattinata, sempre seduta sul mio divano esce da camera sua Francesca, la mia migliore amica, non che mia compagna di casa qui a Milano, di viaggi e di vita. Nonostante le nostre personalità siano praticamente l’opposto e che spesso sembriamo il giorno e la notte abbiamo una sintonia tale che ci permette di essere le uniche persone al mondo che siamo in grado di tollerare dentro una stessa casa, forse perché è davvero un lusso che si ha con pochi quello di potersi fare compagnia di qualità anche in silenzio. Si era addormentata, chiacchieriamo un pochino.

Riprendo a scrivere.

Non ho le idee molto chiare sull’argomento da trattare oggi ma parlare dell’Arco della pace, del mio divano e della mia riviera mi ha ispirata quindi decido di cogliere la palla al balzo e continuare su questa scia raccontando di un altro dei posti che amo di più qui a Milano..

Ho sempre definito Milano come una città “da bere e da mangiare” motivo per il quale amo provare ristoranti nuovi o fare aperitivi in posti che mi permettano di godermi viste meravigliose ancor meglio se al tramonto ( mio padre in tutto questo probabilmente non apprezza particolarmente questa mia “passione” visto che non è proprio il passatempo più economico e sono convinta ringrazi ogni giorno di aver messo al mondo solo una figlia..).

L’argomento cade a pennello perché proprio venerdì sono stata in uno di quei locali che nelle giornate di sole diventa uno dei migliori per me, magari un po’ scontato, un classicone: Ceresio. L’ occasione è stata un mio post- esame al master (di excel , l’equivalente per me della decifrazione di geroglifici, che forse ancora non rende esattamente l’idea del grado di difficoltà che rappresenti per me). Proprio Francesca sapendomi particolarmente provata mi ha proposto di trovarci li.. io, lei, chiacchiere, tramonto, il suo (immancabile) calice di vino e il mio (ahimè, immancabile) ginger beer (quando dicevo il giorno e la notte), la situazione migliore per un po’ di relax e tranquillità, sulle 18,30 lo spettacolo che ha fatto da cornice ai nostri pettegolezzi è stato questo:

Come poi avevo gia detto i rooftop sono il mio punto debole quindi il Ceresio non ha fatto molta fatica a conquistarmi e non vedo l’ora che ci sia qualche grado in più perché gia mi immagino quell’arietta fresca che verso sera a giugno dopo giornate roventi diventa l’equivalente di “gioia infinita”.

Ovviamente sarebbe riduttivo esaurire cosi la lista di luoghi fantastici a Milano ma se questo blog fosse retroattivo non basterebbero 10 pagine per descriverli tutti, quindi credo che aggiornerò di volta in volta questa categoria (magari potrei inventarmi una rubrica per i consigli di ristoranti e posti per aperitivo….ci penso…) nel frattempo per avere qualche ispirazione c’è sempre il mio instagram https://www.instagram.com/martopina/   nel quale tra stories e post documento praticamente tutto quello che faccio (motivo per il quale i miei amici mi prendono sempre in giro).

Per oggi con questo post senza troppe pretese continuo a vivere il mio sabato sul divano e non potrei desiderare niente di meglio e a giudicare dai messaggi che mi stanno arrivando su whatsapp in merito all’organizzazione della serata, ritengo sia la scelta migliore…credo che sarà abbastanza impegnativa..


Cambio di rotta

Stamattina è una di quelle mattine che partono stanche da quando suona la sveglia. Quelle giornate che, senza un motivo particolare, sin da subito, sembra non offrano assolutamente nulla di entusiasmante..in realtà sotto sotto la speranza che possano stupirti fa capolino ogni tanto, ma meglio non farci troppo affidamento perché si sa “le aspettative fregano sempre” e quindi niente, mi arrendo a prenderla così.

Scrivere e ritornare alla settimana scorsa (tanto per dare una parvenza di coerenza a questo blog appena nato) magari sarà l’iniziativa giusta per risollevare anche il mio umore.

E’ giovedì 21 febbraio, le sfilate proseguono e io mi ritaglio il tempo per seguirle online nel sito della camera della moda mentre le lezioni al mio master si fanno sempre più impegnative. Sogno che nel mio futuro potrò assistere alle mie preferite dal vivo.

[…]Ho cominciato a scrivere questa mattina, con l’intento di raccontare che cosa mi fosse successo la scorsa settimana..ma ho cambiato idea..non voglio cancellare ciò che ho gia scritto perché l’intento di dare una “parvenza di coerenza a questo blog” ce l’avevo davvero, ma essendo un blog personale devo mostrarmi davvero per quella che sono e spesso questo significa anche “incoerente”..e in questo momento, come in tutte le più belle storie desidero fare un cambio di rotta, un cambio di argomento. Aprire questo blog nonostante scrivere sia una delle mie più grandi passioni ha sempre rappresentato per me uno scoglio non indifferente, era come mostrarmi “nuda” far leggere a qualcuno i miei pensieri…infatti il mio telefono è pieno di note colme di pensieri, colme di sensazioni, colme di una me che in pochi conoscono e di cui sono sempre stata molto gelosa..più facile postare una foto su instagram con un vestito in meno che scrivere di me una parola in più. Si, la mente umana certe volte è strana. Ora ho trovato il coraggio e sull’onda proprio di questo coraggio voglio affrontare un tema che mi sta a cuore particolarmente. In pausa pranzo ho deciso di guardare l’intervista de Le iene a Valentina Dallari andato in onda ieri sera ma che non sono riuscita a seguire perché ero a cena fuori.

Un’ intervista che parla di social, di canoni di bellezza, di influencer e purtroppo di qualcosa che a tutte queste cose, al giorno d’oggi si collega fin troppo: l’anoressia. La sofferenza che si prova a guardare qualcuno che ritieni il tuo idolo e pensare che non sarai mai come lei, l’odio e il rifiuto che provi nei confronti di te stessa, è qualcosa che conosco. Non è facile parlarne e non è stato semplice guardare quest’intervista cercando di non versare una lacrima. Nell’ideale comune il non piacersi, il non mangiare, il dimagrire è solo la proiezione di qualcosa di estremamente superficiale, di non compreso e le persone, infatti, invece che comprendere, giudicano.

Nel mio piccolo ho provato anch’io su me stessa il giudizio delle persone. La mia vena ironica, la mia continua voglia di ridere e la capacità di non prendermi mai troppo sul serio è stata la mia alleata più forte per mascherare ciò che sentivo dentro. Estate 2010, lavoravo in un locale conosciuto dalle mie parti, ero felicissima, 19enne e della forma fisica proprio non mi importava nulla..per me l’importate era divertirmi qualsiasi cosa significasse..il bicchiere in più, la pizza alle 4 di mattina quando si andava a “fare colazione” tutti insieme dopo una serata in discoteca, il gelato delle 18 tornata dalla spiaggia che precedeva di poche ore una bella cena..insomma..la cosa più lontana da me era l’idea che una coscia o un braccio un po’ più grossi avrebbero cambiato la considerazione della mia persona. Presto sono stata contraddetta. Non ero abituata ad essere “più in mostra” che nel mio piccolo ambiente tra liceo, casa e amici di una vita.

Milano Marittima era per me uscire dal mio nido e sentirmi (chissà cosa passava nella mia testa) una delle poche privilegiate che poteva lavorarci (riapro la parentesi perché se penso ad oggi a quanto sono cambiata mi viene da sorridere), ma ero forse un po’ ingenua. Le battute tra colleghi erano all’ordine del giorno ma presa un minimo di confidenza ricordo cominciarono ad essere un po’ diverse da come me le sarei aspettate, quelle che credo non mi dimenticherò mai sono state due in particolare:”Martina ma che cosa ti hanno attaccato nel culo che sembrano due?” “copriti quel braccio che sembri un culturista”.Io ridevo. Ridevo anche se ci rimanevo male. Mi sono accorta che la mattina cominciavo a guardarmi allo specchio e non mi piacevo più, non me ne fregavo più come prima, cominciavo a detestarmi..perchè se gli altri mi criticavano, la colpa era la mia.

Ancora non c’era instgram ( non oso immaginare se ci fosse stato. Sarebbe stato ancora peggio. Non invidio le adolescenti di ora perché non riescono più a conservare quell’innocenza e quella voglia sana di vivere che, per quanto sia, io devo essere felice di aver conservato per ben 19 anni) c’ero solo io,adolescente, un po’ insicura e un po’ troppo fragile per capire che la vera bellezza non è il numero scritto su una bilancia.

E’ cominciato per me un percorso un po’ strano. Sono dimagrita un bel po’..i ragazzi cominciavano a guardarmi di più, le prese in giro si erano trasformate in complimenti e più dimagrivo più mi piacevo. Nella mia testa si è innescato un meccanismo particolare..l’idea che i problemi si risolvessero non mangiando. Quando ero triste mi dicevo “beh mentre piango per questa cosa ottimizzo la mia situazione e approfitto per non mangiare almeno nella tristezza se mi guardo allo specchio mi piaccio”. Non era tanto la forma fisica più o meno magra il vero pericolo, ma la forma mentis con la quale avevo cominciato ad affrontare la mia vita e le mie giornate. Era un susseguirsi di felicità e senso di colpa.

Poi mi sono fidanzata…e lasciata. E da li ho avuto diversi anni di grossa difficoltà. Per rialzarmi dal dispiacere, crescendo, le amiche cominciano a proporti di andare fuori a cena, almeno per fare due chiacchiere e li, in quel momento si innescava un grande conflitto dentro di me: da un lato volevo stare con loro, non volevo stare sola e dall’altro non volevo mangiare perché oltre al dolore per la mia storia non avrei retto anche il dolore di non piacermi.

E’ anche difficile descrivere la piega che ha preso in quel periodo la mia vita..ma mi sembrava di aver trovato la soluzione ottimale..anzi..per me era una “figata” invece che non mangiare potevo uscire, mangiare quanto volevo e eliminare in qualche minuto (o qualcosa in più) tutto il mio senso di colpa..ne sono diventata più schiava di quello che avrei immaginato.

E poi è arrivato instagram..vedevo altre ragazze magre come me e ho cominciato a pensare di aver proprio trovato la strada giusta per piacere a tutti..il mio “piccolo segreto” mi avrebbe aiutata a mantenere sia la mia immagine sia la mia vita sociale senza destare nessun sospetto. Ovviamente sbagliavo…nonostante io non sia un’ influencer, quindi non sia esposta ad un quantitativo di persone particolarmente elevato cominciavo a ricevere le prime domande tipo “ma stai bene?” “mangi?”.. sono sincera, la mia mente era talmente contorta che in realtà ognuna di quelle domande era per me fonte di soddisfazione e orgoglio. Nessuno sapeva nulla, tranne me stessa..ma questa cosa cominciava a pesarmi..il paradosso era che fossi triste di provare felicita per questo..ero triste per il mio corpo perché non era giusto che subisse questa stupidità..ero triste perché mi sentivo una merda (scusate il termine). Ero sempre nervosa, il cibo era il mio peggior nemico, lo desideravo ma mi odiavo se mangiare mi rendeva felice.

Ho deciso dopo 5 anni di parlarne. Cercando di non farmi frenare dall’idea che sarei stata considerata solo una stupida sciocchina un po’ surficiale, ma che davvero qualcuno avrebbe potuto capire che la fragilità di una ragazza giovane può far interpretare dei brutti commenti in una maniera inaspettata. Ho capito cosi il valore delle parole e il valore di volersi e voler bene. Bisogna cercare di essere gentili con le persone, perché nessuno di noi sa che peso si possa dare alle parole dette anche con leggerezza.

Non so se si guarisca mai veramente dall’anoressia o dalla bulimia, che sia essa ad uno stadio grave o anche ad uno lieve, perché non si tratta solo della magrezza del tuo corpo ma più che altro di una tenaglia della tua mente che ti porta a pensare di non andare mai bene.

Ad oggi sono molto severa con me stessa, sempre molto esigente, tendenzialmente non mi piaccio mai, ma ho imparato a volermi bene. Ho imparato a capire che attaccato ad un corpo che sia esso magro, formoso, alto o basso c’è una testa..e alle ragazzine che guardano foto su instagram bisognerebbe insegnare, che è quella a fare la differenza. Bisognerebbe insegnare che alle persone non andrai mai bene perché se hai un chilo in più “guarda quant’è ingrassata” e se hai un chilo in meno “quella li è malata”, perché ci sono persone frustrate, che al giorno d’oggi sono chiamate “haters” che vivono per bullizzare gli altri, per criticarli a prescindere e per giudicarli, e ancora meglio se dietro ad un telefono senza mostrare la loro identità. È diventato troppo facile giudicare e troppo difficile essere gentili e comprendere.

Finita la mia parte seria e il mio cambio di rotta, ma se devo scrivere di me, voglio provare a farlo senza riserve.

Se avete voglia di guardare l’intervista, la consiglio davvero: https://www.iene.mediaset.it/video/anoressia-valentina-dallari-uomini-donne-instagram-hater-tronista_307472.shtml

La moda non ti aspetta!

Primo giorno di Fashion week

E vabbè..tanto questo momento sarebbe arrivato..è febbraio, vivo a Milano, le strade cominciano a popolarsi di ragazze magrissime, alte ( tipo me più o meno……….) che corrono con le loro cartelline strette tra le braccia..tutto questo può voler dire solo una cosa..è Fashion week!

Tornata da Copenaghen il clima sarebbe gia sembrato inevitabilmente più mite, ma con mia sorpresa settimana scorsa, ha deciso di superare ogni aspettativa decidendo di trascinarci per almeno 4/5 giorni direttamente a metà aprile.. uscire di casa senza provare quella sensazione di gelo polare che mi impediva ogni movimento di espressione facciale mi aveva già fatta resuscitare e rallegrata (meteoropatia portami via).

Unico piccolo problema è che il mio uscire di casa la mattina è finalizzato da 5 mesi al mio dirigermi in piazzale Lotto. Al Sole24ORE.Al Master.Seduta nel mio banco. Tutto nella normalità sembrerebbe,ma durante la fashion week.. NO.

NO perché aprire instagram durante quella settimana è per me come il canto delle sirene per il povero Ulisse.. insomma mentre stanno sfilando Fendi,Ferragamo, Scervino (e un mestissimo “ecc, ecc”) io sono davanti a Google analitycs a cercare di capire cosa effettivamente potrò farmene nella vita di un “tool”, di essere “disruptive”, del “pay per click”. Non credo di avere bisogno di descrivere dettagliatamente lo stato d’animo ( se qualcuno si stesse chiedendo come mai allora ho scelto questo master, tranquilli me lo sono chiesto anch’io.più volte.)

Detto questo, il concetto di rinuncia nella vita è qualcosa di molto lontano da me (inteso nel senso di ostinazione, ahimè allo yatch con piscina, a quello per esempio, ci ho dovuto rinunciare..) quindi ho cercato di diventare ciò che di più vicino esistesse a un essere dotato di ubiquità.

Mercoledì 20 febbraio ore 12,30 ricevo l’invito ad assistere alla sfilata di Calcaterra, che onore inaspettato, se non fosse che la sfilata sarebbe cominciata alle ore 13 a Palazzo Reale e la mia pausa pranzo al master cominciasse alla stessa ora……in Piazzale Lotto. Ovviamente io, Martina Servadei avrei mai potuto valutare che effettivamente sarebbe stata una corsa no sense? (RI)Ovviamente no. Quindi sono uscita alle ore 13 spaccate, fiondata letteralmente in metropolitana e sperato di non arrivare a sfilata cominciata, uscita dalla metro ho fatto una corsa da far invidia a Bolt fino a frenarmi 50 metri prima dell’ingresso e dirigermi con passo tranquillisssssssssimo alla grande scalinata di palazzo reale, l’occhiale scuro grande come la mia faccia e il cappotto svolazzante lungo fino ai piedi hanno sicuramente aiutato, facendomi sentire molto Miranda Presley (si Marti sogna.ok.). Salite le scale e entrata finalmente sana e salva e IN ORARIO (cioè..non ero io in orario, era la sfilata che era in ritardo…) lo scenario che mi si è presentato era meraviglioso e il mio posto in prima fila altrettanto..

Davanti a me abiti svolazzanti e destrutturati tipici del marchio, morbidi volumi. Tailleur da uomo con pantaloni a sigaretta in contrasto con quelli della donna ampi e con la mia amatissima vita alta. Colori scuri alternati a bianco e avorio con tocchi di luce che hanno reso quella sfilata per me stupenda. Quello stile british chic che mi ha completamente conquistata.

La magia delle sfilate è intensa ma purtroppo breve esattamente come la mia pausa e anche la farsa della mia camminata tranquilla.Ore 13.55, ritrovo in classe ore 14.05.Non sto a raccontare il mio ritorno in classe perché è stato spedito come l’andata semplicemente senza più lo stesso entusiasmo.

Il pomeriggio è proseguito nella tranquillità, quella tranquillità adrenalinica che ti pervade quando le giornate seppur frenetiche sono dense di cose interessanti. Il mio pensiero a quel punto era gia alla serata e, nonostante non sia particolarmente avvezza ai party, ero entusiasta di fare un giro all’evento di Moncler .

Anche in questo caso chiaramente il timing non è stato dalla mia parte, perché per quanto detesti dover sottostare al “prima il dovere e poi il piacere” per ora mi ci devo adattare e avendo fatto tardi al master ho fatto le corse anche per arrivare all’evento.. nonostante fosse quasi giunto al termine meritava davvero parteciparci. Si trattava dell’inaugurazione di Genius, il progetto di Moncler che vede otto designer che in collaborazione con il brand espongono le loro capsule collection che verranno svelate una al mese per rendere il marchio sempre nuovo e interessante.


Alla fine di questa giornata alle ore 02.30 non sapevo che il mio “non avvezza ai party” sarebbe stato completamente contraddetto e mi sarebbe aspettata una settimana molto intensa..

Copenaghen, per non perdere il ritmo

Per confondere (o indirizzare, dipende dai punti di vista) i miei, si spera, futuri lettori posso attingere dalle esperienze avvenute nelle ultime due settimane. Si, la moda è la mia principale passione, ma non è l’unica.

Anzi, diciamo che lasciarla sola a troneggiare come “principale” non mi piace neanche perchè senza la possibilità di viaggiare mi sentirei completamente spoglia di stimoli. Se Milano è un fidanzato spesso poco accomodante il Mondo e l’infinità di luoghi che ci offre da poter visitare è il migliore amico sempre pronto ad accoglierti. Non importa se maglietta e zaino in spalla o gonna corta e tacchi alti, giacche a vento e berretta o costume da bagno e occhiali da sole, lui è sempre li e ti accetta per quello che sei, chiunque tu desideri essere.

Ok, premessa strappa lacrime a parte; amo viaggiare, fare foto, vedere colori e respirare gli odori di ogni città.

Dopo l’estate passata tra una traballante Bali e un’ultra moderna Singapore il trasloco a Milano e l’inizio del master mi hanno impedito di trovare energie e tempo per evadere almeno qualche giorno come amo fare almeno una volta al mese ( o ogni due).

Quale miglior occasione però che il compleanno del papà?

Non partivo con la mia famiglia forse dal 1999 quindi la scelta della meta doveva essere accurata e che soddisfacesse i gusti di tutti e 3 (che sembra semplice, ma, giuro non lo è neanche un po’). Copenaghen ci ha messi d’accordo tutti ed è stato più semplice del previsto.

Una volta prenotata la partenza per i miei genitori da Bologna, il giorno di San Valentino ho proceduto prenotando la mia da Milano Malpensa il giorno successivo, scegliendo un orario comodo: partenza ore 07am dall’aeroporto senza contare la necessità della mia sveglia alle ore 04am. Sono arrivata a Copenaghen in mattinata fresca come una rosa, incredibilmente.

L’energia di quella città mi ha rigenerata da subito, tra i colori delle case che ricordano tanto quelle di Portobello, un’atmosfera quasi fiabesca, tanti giovani e non meno importante (e neanche scontato per essere febbraio) un sole caldo che mi ha accolta nel migliore dei modi.

Dopo aver appoggiato le valige all’hotel Babette Guldsmeden (https://guldsmedenhotels.com scelto chiaramente dalla sottoscritta) mi sono letteralmente fiondata a Købenvhavns Havn il porto di Copenaghen ..dopo Portobello e l’atmosfera fiabesca mi sono sentita un po’ come se fossi sul porto canale di Cesenatico (fa ridere ma è così) con giusto quei 14 gradi in meno. Ma sapeva di casa. Il pranzo al sole tra le barche insieme ai miei genitori (che nel frattempo mi avevano trovata allegra e felice come se davvero fossimo tornati al 1999) è un bellissimo ricordo di viaggio.

Tra le cose che mi hanno maggiormente colpita c’è senza dubbio Christiania nota anche come “città libera”, un quartiere parzialmente autogovernato che ha conseguito uno stato semi-legale come comunità indipendente. I suoi murales sono un’esplosione di colori e le persone che si incontrano li per quanto strane hanno un che di pittoresco che mi ha affascinata particolarmente, è una zona che consiglio vivamente di visitare.

Non posso non citare un mio punto debole: i rooftop (per la gioia di mio padre che soffre di vertigini come forse nessuna persona al mondo che conosca). A Copenaghen non ce ne sono tantissimi quello più famoso è in centro all’ultimo piano del centro commerciale (stile rinascente) e si chiama ILLUM (https://illum.dk ) e ovviamente quale momento migliore se non il tramonto per far patire mio papà e rendere invece immensamente felici me e mia mamma..le donne ce l’hanno sempre vinta si sa!

Il caratteristico parco divertimenti di Tivoli, il secondo più antico d’Europa è un altra delle mete “must” di Copenaghen, sono tornata bambina (perché a quanto pare questo 1999 non ci voleva abbandonare neanche un secondo) e ho pensato più volte dentro di me che se fossi stata li sotto Natale probabilmente non mi avrebbero fatta uscire neanche sotto minaccia, ma comunque è stato stupendo anche “fuori stagione”, nonostante ciò credo che prima o poi dovrò organizzare per tornarci a dicembre con il/la malaugurata di turno che inconsapevolmente deciderà di prenotare assieme a me!

Questi sono i miei ricordi di questo viaggio breve ma intenso prima di tornare in una Milano che nella settimana successiva si sarebbe mostrata più disponibile a farmi sentire a casa..ma questa è un’altra storia..

…che sarà bello raccontare..

“Milano: io e te dobbiamo parlare”

L’entusiasmo di condividere e scrivere qualcosa di me si frena bruscamente davanti a questa pagina vuota…penso e ripenso a quante cose avrei da dire e mi chiedo da dove potrei cominciare…è almeno la quinta volta che cancello quello che scrivo..tentativo di mettere a posto le idee a quanto pare fallimentare.

Penso un pochino meno e decido, parto da qui: dal mio vivere a Milano. Milano è l’incarnazione di una situazione sentimentale complicata. Ci siamo conosciuti 4 anni fa, durante la settimana della moda di settembre, è stato un colpo di fulmine, il vero amore a prima vista..abbiamo vissuto tutto al massimo e tutto nei nostri primi 3 giorni di conoscenza: il mio primo evento, quello di Givenchy (con tanto stretta di mano a Riccardo Tisci. Poi sono svenuta.), il mio primo AmFar e le mie prime sfilate: Iceberg e Marcelo Burlon. Mi aveva conquistata, ormai ero sua, cotta a puntino.

Ho pensato che saremmo stati benissimo insieme e mi sono fatta trasportare dalla passione.. Dovevamo vivere insieme. Quindi mi sono trasferita per la prima volta in quella città che mi aveva fatta completamente innamorare..sono arrivata qui da sola, pensando che io e Milano ci saremmo bastate, ci saremmo offerte il meglio. Ma come ogni storia che parte nell’onda dell’impulsività, le difficoltà non vengono neanche prese in considerazione. Beh, dopo qualche mese sono arrivati i primi problemi.. Il ritmo era frenetico, conoscere persone e soprattutto farsi amici era molto difficile, i vestitini leggeri di settembre avevano lasciato spazio a maglioni a collo alto che avrei desiderato mi coprissero anche la faccia intera per quanto fosse freddo a gennaio e agli eventi glamour non era così facile entrare…non ero quella speciale..avevo semplicemente avuto la classica botta di…va beh..

Le cose non funzionavano più, io ero sempre triste e verso maggio l’unica cosa alla quale pensavo era il mio “ex”….la mia certezza: la mia riviera romagnola. Chiassosa, piccola ogni tanto anche un po’ grezza ma divertente da morire. Quindi io e Milano ci siamo lasciati con motivazione: “hai potenzialità ma non siamo compatibili”.

Per anni non ci siamo né pensati, né incontrati.

La sua reputazione però stava crescendo e stavo crescendo anch’io..forse potevamo ancora offrirci qualcosa..ma non ero convinta..alla fine a chi piace la minestra cotta due volte?

Ovviamente a me..di solito non smette di piacermi finché non è carbonizzata praticamente (non so se chiamarla ostinazione, cocciutaggine o nella migliore delle ipotesi tanto cuore)….e quindi eccomi qui.

Di nuovo. Con la “scusa” di un master al Sole24Ore in Comunicazione, digital media e social strategy ma con la voglia di respirare moda dappertutto..ho dato a Milano una seconda chance..ma siamo partiti lentamente sia chiaro…io non mi fido e sono guardinga e Milano non sempre (proprio come mi ricordavo) accogliente e accomodante..ancora spigolosa e non mi ha ancora offerto quella sensazione di “casa” che tanto gli rimproveravo. RECIDIVO.

Siamo in forse…out out:”Fashion, amore , amiche e un lavoro che amo oppure ci lasciamo ancora”. E ovviamente lui mi guarda come a dire “come se lo chiedessi solo tu carina..ingegnati, svegliati e fai qualcosa per meritarti di distinguerti da tutte le altre ragazze che me lo chiedono”

E cosi (ri) comincia la mia nuova esperienza da Carrie Bradshaw (de no altri) in erba alla conquista della realtà che ha sempre desiderato tra avventure, disavventure e qualche uscita fuori porta.

Welcome to my life: